Corte dei Conti sul riordino delle Province

A poco più di un anno dall’entrata in vigore della legge 7 aprile 2014, n. 56, “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di Comuni”, che ha ridisegnato confini e competenze dell’amministrazione locale, la Corte dei conti procede a una prima valutazione di quelli che sono stati gli effetti della normativa sugli andamenti finanziari delle Province, sugli equilibri, sul rispetto del Patto di stabilità e sull’erogazione dei servizi al cittadino.

Il progetto di riorganizzazione dell’amministrazione locale, delineato anche sotto il profilo finanziario dalla l. n. 56/2014, sta incontrando ritardi e difficoltà nella fase attuativa, in particolare per quanto riguarda il riordino delle funzioni delegate o trasferite alle Province.
Dalle previsioni delle quattro leggi regionali, allo stato, emanate, e da quelle dei testi approvati nelle Giunte e in discussione nei Consigli regionali, emergono criticità che condizionano l’efficacia della legge. Ci si riferisce, tra l’altro: a talune incertezze nella individuazione della nuova titolarità delle funzioni non fondamentali; al rinvio a successivi atti per la concreta riallocazione delle funzioni; alla previsione di interventi legislativi e/o provvedimentali per la riallocazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie; alla mancata attuazione del principio di sussidiarietà nel senso indicato dalla legge e, al contrario, alla diffusa tendenza ad un accentramento in capo alla Regione delle funzioni amministrative svolte dalle Province; all’assenza di specifiche disposizioni sulla determinazione degli ambiti territoriali ottimali per l’esercizio delle funzioni; alla mancata applicazione del comma 90 dell’articolo unico della l. n. 56/2014 per la conservazione in capo alle Regioni dei servizi a rilevanza economica; alla mancata considerazione dello stretto legame previsto dalla l. n. 56/2014 tra funzioni – risorse – patrimonio – personale.

Dalle risultanze delle verifiche sulla gestione finanziaria degli enti territoriali, svolte dalle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti per gli esercizi pregressi, emergono profili critici sintomatici di un graduale, e pressoché diffuso, deterioramento della finanza provinciale, suscettibili di incidere negativamente sulla tenuta degli equilibri di bilancio. Si riscontrano, tra l’altro, una costante tensione sulle entrate; vistosi ritardi nell’erogazione dei trasferimenti erariali e regionali; reiterate manovre sul Fondo sperimentale di riequilibrio; il consistente utilizzo di entrate a carattere straordinario per il finanziamento di spesa corrente, anche ripetitiva, volto a fronteggiare la riduzione dei trasferimenti, nonché l’applicazione, talora integrale, dell’avanzo di amministrazione – peraltro influenzato dall’elevata mole di residui attivi – per il conseguimento dell’equilibrio di parte corrente.

Nel percorso tracciato dalla l. n. 56/2014 si è inserita in modo non del tutto coerente la legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015) – come modificata dal d.l. n. 192/2014 (c.d. “ milleproroghe”), convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11 – che ha mantenuto fermi tagli ed oneri a carico delle Province, pur nella invarianza, almeno temporanea, delle necessità finanziarie per le medesime, conseguente alla parziale attuazione della l. n. 56/2014.
L’anticipazione degli effetti finanziari, che si concretizzano nei tagli di spesa corrente disposti dalla legge di stabilità 2015, rispetto all’effettivo trasferimento dei fattori di determinazione delle uscite di tale natura, in particolare della spesa per il personale eccedentario secondo le previsioni della l. n. 190/2014, produce un effetto distorsivo nella gestione finanziaria degli enti in esame.

Si verifica, in particolare, che, ad esercizio finanziario 2015 inoltrato, l’onere della spesa che doveva essere trasferito, secondo la tempistica della l. n. 56/2014, resta ancora a carico delle Province (ed il fenomeno è presumibilmente destinato a protrarsi). Ne consegue che una parte della spesa, soprattutto di quella per il personale, grava su una gestione che, non avrebbe invece dovuto considerarla nel proprio programma finanziario. E siffatta anomalia sarà rilevante ai fini del rispetto del patto di stabilità interno 2015, con effetti sugli esercizi futuri degli stessi enti che dovessero risultare inadempienti.

Appaiono indispensabili, quindi, un riallineamento e un costante coordinamento tra le fasi procedimentali di trasferimento delle funzioni e delle risorse – come dettagliatamente disciplinate dalla l. n. 56/2014 – e la produzione degli effetti finanziari che ad esse si correlano, al fine di garantire una corretta attuazione della riforma degli enti di area vasta ed il rispetto dei criteri di sana gestione finanziaria, nonché la regolarità amministrativo-contabile delle gestioni dei medesimi enti.

Fonte: Corte dei Conti – comunicato stampa del 13 maggio 2015 su “riordino delle Province – Aspetti ordinamentali e riflessi finanziari”

Più risorse per il riordino delle funzioni delle Province

Questa mattina il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, di cui sono primo firmatario, sul riordino delle funzioni provinciali.

Il documento impegna la Giunta a “chiedere al Governo di garantire che il riordino delle funzioni possa avvenire secondo l’originario disegno riformatore nel rispetto delle garanzie previste dalla legge n. 56 del 2014 e di rivedere le norme della legge di stabilità 2015 che impongono tagli alle risorse finanziarie e alle dotazioni organiche delle Province e delle Città metropolitane.

Attraverso il documento si chiedono anche garanzie per la sostenibilità finanziaria del sistema degli enti locali e delle Regioni, per evitare che le riduzioni di spesa imposte nel corso del triennio 2015-17 possano determinare squilibri di bilanci tali da determinare possibili ulteriori esuberi di personale conseguenti a situazioni di dissesto.

Leggi il testo originale dell’ordine del giorno sul riordino delle funzioni provinciali

Province. Dalla parte dei lavoratori

Approvato all’unanimità dal Consiglio regionale l’ordine del giorno, di cui sono primo firmatario, sul riordino delle province.
Il documento impegna la Giunta regionale a completare le verifiche connesse al riassetto delle funzioni delle Province da parte dell’Osservatorio regionale, in collaborazione con le organizzazioni sindacali, affinché si possa adottare la proposta di disegno di legge di riordino entro il 31 dicembre.
Il documento impegna la Giunta a garantire la salvaguardia dei posti di lavoro per tutti i dipendenti delle province, compresi i precari, favorendone la ricollocazione in altri enti, comprese le amministrazioni decentrate dello Stato e altri enti pubblici.
Si dovrà inoltre privilegiare la copertura dei posti vacanti in Regione e negli enti del settore allargato regionale, attraverso la mobilità di personale proveniente dalle Province, adottando gli atti necessari dopo l’approvazione della legge di stabilità. L’ordine del giorno impegna infine la Giunta a sollecitare il Governo perché riveda i tagli previsti dalla legge di stabilità a carico delle regioni, delle province e delle città metropolitane e ad assumere oneri di natura finanziaria.

Ordine del giorno sul riordino delle province dicembre 2014

Riordino Province, odg per salvare i posti di lavoro

La protesta dei dipendenti delle Province a Genova

La protesta dei dipendenti delle Province a Genova

Oggi pomeriggio il Consiglio regionale è chiamato ad approvare un ordine del giorno di cui sono il primo firmatario, sottoscritto da tutti i capigruppo, per garantire la salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti delle Province.
La Legge di Stabilità 2015 impone alle Province liguri e alla Città Metropolitana di Genova un taglio di 36,5 milioni di euro, che si aggiungono a quelli già previsti in precedenza per un totale di 87 milioni di euro circa.
Un emendamento alla stessa Legge di Stabilità 2015 presentato dal Governo prevede inoltre che il personale delle Città Metropolitane e delle Province venga ridotto, rispettivamente, del 30% e del 50% e che il personale in esubero venga posto in mobilità.
Tali norme contrastano con il processo di riordino delle funzioni delle Province, in quanto verranno meno le risorse finanziarie e di personale necessarie a garantire servizi essenziali nei settori della viabilità, dell’edilizia scolastica, dell’ambiente e dello sviluppo economico.
In sede di presentazione del bilancio di previsione della Regione, sia il Presidente Burlando che l’Assessore Rossetti hanno ribadito gli impegni assunti dalle istituzioni in occasione della convocazione degli stati generali delle autonomie locali il 5 dicembre scorso, soprattutto per la salvaguardia dei posti di lavoro. Una dichiarazione di intenti che ha già avuto un’applicazione concreta nell’emendamento al bilancio presentato dalla stessa Giunta, finalizzato alla costituzione di un fondo di 1 milione di euro a copertura dei costi relativi al riassorbimento in capo alla Regione delle funzioni già trasferite alle Province come primo atto nella direzione del completamento di tale processo.

Con questo ordine del giorno chiediamo alla Giunta regionale di completare le verifiche per poter procedere al riordino delle funzioni entro il 31 dicembre, di privilegiare nella copertura dei posti vacanti presso la Regione Liguria e gli enti collegati la mobilità di personale proveniente dalle Province, a dare comunque certezza del posto di lavoro a tutti i dipendenti compresi i precari.

Discussione sul bilancio: la relazione di maggioranza

aula_consiglio_rlQuesta mattina in Consiglio regionale ho presentato la relazione di maggioranza sul bilancio di previsione 2015 per la Regione Liguria.

Le analisi contenute nel Documento di Programmazione Economico Finanziaria 2015-2017 delineano indicatori macro economici negativi per lavoro, investimenti, credito, consumi: la crisi non allenta la presa e le prospettive di crescita economica nazionale rimangono deboli e incerte. Questo condiziona il quadro finanziario regionale per l’inevitabile contrazione delle entrate in particolare IRAP e addizionale IRPEF.
A ciò vanno aggiunti gli effetti derivanti dalle manovre di finanza pubblica che impongono contributi sempre più pesanti: alla riduzione di risorse già subita dalle Regioni, si aggiunge ora l’ulteriore taglio di 4 miliardi di euro previsto dalla legge di stabilità 2015, in approvazione al Parlamento.

Le richieste delle Regioni in sede di conferenza unificata. Le Regioni hanno posto al Governo tre questioni irrinunciabili: una riduzione del taglio al fondo sanitario 2015, lo spostamento di risorse sul trasporto pubblico locale, il riordino delle funzioni delle Province.
La situazione di incertezza che grava su tutti i tributi trasferiti o compartecipati dallo Stato rende problematica la programmazione finanziaria su scala pluriennale. Secondo me è però condivisibile la scelta politica di portare in approvazione il bilancio annuale e pluriennale della Regione entro la scadenza di legge, evitando il ricorso all’esercizio provvisorio che, con il meccanismo dei dodicesimi di spesa, imporrebbe pesanti limitazioni alla gestione finanziaria.

Tetti di spesa ma fondi per trasporti e assistenza sociale. Viene confermata la linea del contenimento della spesa pubblica con tetti per incarichi, sponsorizzazioni, auto, spese di rappresentanza e formazione del personale. Viene mantenuto il contributo alle aziende del trasporto pubblico locale per la copertura degli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali dei dipendenti e si mantengono inalterate le voci di spesa a sostegno del welfare, nonostante la riduzione dei fondi statali.
Nel prossimo triennio rimane intatta la previsione di circa 248 milioni di euro per il servizio di trasporto pubblico locale su gomma e ferro, nonostante la diminuzione del fondo nazionale trasporti (passato da 6,3 a 4,9 miliardi), mentre si è cercato di contenere al massimo le riduzioni al settore sociale.

Sanità A fronte di un bilancio di circa 4 miliardi di euro (al netto delle partite di giro e dell’area gestionale) la sanità incide per più dell’80% sul bilancio regionale, per un importo di 3,2 miliardi di euro.
A seguito della politica di razionalizzazione attuata nel corso dell’ultimo decennio, la Liguria ha raggiunto non solo l’equilibrio economico, ma anche un cambiamento radicale nell’organizzazione dei servizi.
Oggi la Liguria è l’unica tra le sei Regioni poste sotto osservazione ad uscire dal piano di rientro, diventando una delle Regioni di riferimento per i costi standard e la settima Regione per quanto riguarda il rispetto dei livelli essenziali di assistenza. Il disavanzo del settore è passato dai 252 milioni di euro del 2005 a circa 90 milioni del 2013, con un ulteriore miglioramento per quanto riguarda il 2014.

Revisione del bilancio. La proposta di bilancio di previsione dovrà comunque essere oggetto di rivisitazione alla luce degli esiti dell’approvazione della legge di stabilità 2015, sia per quanto riguarda la precisa quantificazione dei tagli alle risorse regionali, sia in relazione al riordino delle funzioni delle Province e alla ricollocazione del relativo personale.
I tagli previsti al sistema delle autonomie locali rischiano di impedire l’attuazione della riforma con l’impossibilità di garantire servizi essenziali e posti di lavoro. Da questo punto di vista siamo di fronte ad un’emergenza che va affrontata con tempestività, senso di responsabilità e spirito collaborativo da parte di tutti i soggetti istituzionali coinvolti.

Relazione di maggioranza sul bilancio 2015