Intervento pubblicato su “Il Secolo XIX” del 9 ottobre 2017 nella Rubrica “Punti di vista”

CITTA’ METROPOLITANA: UN ENTE INCOMPIUTO

Oggi la Città Metropolitana di Genova rinnova il Consiglio, a  poco meno di tre anni dalla sua istituzione (1/1/2015). Un periodo troppo breve per giudicare questa esperienza, ma più che sufficiente per giustificare alcune considerazioni e capire che futuro si prospetta. Giova ricordare che il nuovo ente non appena insediato, a causa dell’effetto combinato della legge Del Rio e delle norme di finanza pubblica, è entrato in un vortice di natura finanziaria e ordinamentale che non solo ha fatto rapidamente tramontare le ambizioni che le funzioni assegnate legittimavano, ma ne ha compromessa la stessa sopravvivenza.

Tagli devastanti ad un bilancio già in precario equilibrio, una profonda revisione dell’assetto organizzativo con il personale ridotto quasi della metà, una complessa gestione della mobilità, il crollo delle entrate fiscali legate alle due imposte automobilistiche (Imposta Provinciale di Trascrizioni e Imposta sulla Responsabilità Civile Auto) di cui lo Stato si è appropriato, la difficile eredità di una gestione commissariale già messa a dura prova da manovre insostenibili.

Grazie anche allo spirito costituente che ha caratterizzato questa prima fase, i dati più recenti attestano che le sole Città Metropolitane di Genova e Firenze sono al passo con gli adempimenti previsti dal nuovo sistema, con l’approvazione, nei tempi stabiliti, di statuto, regolamenti, piano strategico, rendiconto 2016 e preventivo 2017. Ma, cosa altrettanto importante, il nuovo ente è riuscito a rimettere in moto la macchina degli investimenti attraverso un’efficace azione di reperimento di risorse basata sulla partecipazione con successo a bandi nazionali (Bando periferie) ed europei (progetto Elena) nonché facendo ricorso a programmi di alienazioni immobiliari e alla attivazione di finanziamenti straordinari (Patto per Genova).

Prezioso ossigeno per le casse dell’ente che con il nuovo ciclo amministrativo potranno essere messe a frutto per dare risposta alle tante esigenze del territorio, in primis strade ed edifici scolastici. Esigenze che in questi anni sono state compresse, dovendo di necessità dare priorità al trasporto pubblico locale e alle emergenze, specialmente sul fronte dell’edilizia scolastica e della viabilità con i suoi mille chilometri di strade, per lo più montane, alle prese con cronici problemi di manutenzione.

Tutto bene quindi? Per niente! La situazione delle Città Metropolitane rimane, in generale, fortemente critica e se Genova, a fronte degli sforzi compiuti, si attesta tra le più virtuose non per questo può considerarsi fuori pericolo. Rimangono irrisolti tutti i fondamentali nodi della riforma, dalle modalità di finanziamento strutturale al sistema elettorale. Con bilanci precari e scarsa legittimazione politica, le Città’ Metropolitane non hanno prospettiva e rischiano di diventare la copia sbiadita delle vecchie Province. Già, perché quelle esistenti non si sa tuttora che fine faranno, nonostante l’esito del Referendum costituzionale. Si ripropone, in altre parole, il problema dell’identità della nuova istituzione metropolitana alla quale è stato sì assegnato un ruolo strategico per lo sviluppo e la gestione integrata del territorio, ma purtroppo solo sulla carta.

Tutti questi aspetti fanno sì che i cittadini faticano a percepirne non solo la funzione, ma la stessa utilità, mentre i Comuni, che ne sono parte costituente attraverso l’Assemblea dei Sindaci e l’elezione indiretta del Consiglio Metropolitano, hanno difficoltà a riconoscersi in essa, anche a causa del peso preponderante del Comune capoluogo.

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