Più risorse per il riordino delle funzioni delle Province

Questa mattina il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, di cui sono primo firmatario, sul riordino delle funzioni provinciali.

Il documento impegna la Giunta a “chiedere al Governo di garantire che il riordino delle funzioni possa avvenire secondo l’originario disegno riformatore nel rispetto delle garanzie previste dalla legge n. 56 del 2014 e di rivedere le norme della legge di stabilità 2015 che impongono tagli alle risorse finanziarie e alle dotazioni organiche delle Province e delle Città metropolitane.

Attraverso il documento si chiedono anche garanzie per la sostenibilità finanziaria del sistema degli enti locali e delle Regioni, per evitare che le riduzioni di spesa imposte nel corso del triennio 2015-17 possano determinare squilibri di bilanci tali da determinare possibili ulteriori esuberi di personale conseguenti a situazioni di dissesto.

Leggi il testo originale dell’ordine del giorno sul riordino delle funzioni provinciali

Destinazione dell’ex ospedale “Luigi Frugone” di Busalla

Questa mattina in Consiglio regionale è stata discussa la mia interrogazione sulla destinazione dell’ex ospedale “Luigi Frugone” di Busalla.
Dopo aver sollevato l’argomento già nel luglio dello scorso anno con una analoga iniziativa consigliare, ho ritenuto di dover ritornare sul tema avendo avuto in quell’occasione una risposta troppo generica. Oggi l’Assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo ha confermato che verranno attivati 20 posti letto di RSA e un nucleo di Alzheimer di 10 posti diurni, ma nulla ha detto circa l’attivazione di un punto di primo intervento, come già stabilito dal protocollo d’intesa firmato con i Comuni della Valle Scrivia nel 2006.
Quanto all’affidamento della gestione della struttura, l’Assessore Montaldo si è limitato a ribadire che il relativo bando sta per essere indetto senza precisare i tempi, in pratica la stessa cosa che mi era stata detta due mesi fa dall’Assessore Rambaudi.
Ragion per cui ho preso atto delle risposte ma non mi sono dichiarato soddisfatto.
Per quanto rimane ancora di questa legislatura continuerò ad insistere affinché i cittadini della Valle Scrivia possano avere finalmente delle risposte concrete e all’altezza delle aspettative.

Parte dei pedaggi autostradali per la sicurezza idrogeologica

Istituire un fondo per la sicurezza idrogeologica della Liguria utilizzando parte dei pedaggi autostradali. Riprendendo una proposta di Legambiente Liguria onlus per la creazione di un fondo per la messa in sicurezza del territorio, la formazione per l’autoprotezione dei cittadini, il sostegno ai commercianti, artigiani e agricoltori, alimentato dai proventi dei pedaggi autostradali, ho presentato un’interpellanza in Consiglio regionale per verificare se si tratti di un’idea concretizzabile.

I ripetuti e sempre più frequenti eventi alluvionali hanno causato danni diretti ed indiretti di ammontare incalcolabile, con pesante tributo di vite umane, innumerevoli famiglie sfollate e migliaia di attività economiche costrette alla chiusura temporanea e, talvolta, alla chiusura definitiva.
A subire gravi danni sono state spesso anche opere infrastrutturali di vitale importanza per la Liguria ed è ormai assodato come i danni patiti superino grandemente le risorse investite nella prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico.

Dai dati relativi ai flussi di traffico nella rete di competenza della Società Autostrade per l’Italia relativi al 2011 si rileva un traffico medio giornaliero di circa 300.000 veicoli in transito ogni giorno. Questi numeri, riportati su base annuale, consentono di stimare in più di 100 milioni i veicoli in transito nella rete autostradale ligure, pertanto anche un leggero aggravio del pedaggio autostradale, configurabile come vera e propria tassa di scopo, potrebbe consentire ogni anno il recupero di decine di milioni di euro da destinare ad uno specifico fondo.
Solo per fornire un’idea dell’impatto della proposta: le risorse così accumulate potrebbero finanziare nel volgere di cinque anni opere imponenti come lo scolmatore del Bisagno ovvero decine di opere di minor costo.

Leggi il testo integrale dell’interpellanza

Un salvagente per il personale di Città metropolitana e province

Consiglio metropolitano GenovaL’effetto combinato tra la legge Del Rio di riforma delle Province e la legge di stabilità 2015 si traduce nell’obbligo per le Province e le Città Metropolitane di ridurre drasticamente sia il personale sia i costi di funzionamento, con il pericolo serio e reale che centinaia di lavoratori rimangano a casa.

In questo quadro, la Regione Liguria, supportata sia dall’Osservatorio regionale sia dalle organizzazioni sindacali, sta cercando di evitare conseguenze pesanti per i lavoratori, riprendendosi importanti funzioni come la difesa del suolo e la formazione professionale, con l’obiettivo di assorbire tutti i lavoratori delle Province e della Città Metropolitana di Genova che si occupano di questi settori e contestualmente di razionalizzare il quadro delle competenze per semplificare l’attività dei Comuni e garantire il più possibile i servizi essenziali al territorio e allo sviluppo.

Ricordo che la legge di stabilità impone alle Province e alle Città Metropolitane di ridurre le spese nella misura di un miliardo di euro per il 2015, 2 miliardi per il 2016 e 3 miliardi per il 2017 e soprattutto una riduzione del costo per il personale del 50% per le Province e del 30% per le Città Metropolitane: le piante organiche andranno rifatte entro marzo prossimo.

Siamo ad un passaggio molto complicato. Serve il massimo senso di responsabilità da parte di tutti, istituzioni e parti sociali.

Miniera di titanio a Sassello

Sassello

La notizia circolata nelle settimane scorse circa la possibilità che venga attivata una miniera per estrarre titanio dal Monte Tariné nella zona tra Sassello, Urbe e il Parco del Beigua mi ha indotto a presentare un’interrogazione urgente in Consiglio regionale, con la quale ho chiesto se siano stati presentati ulteriori progetti per lo sfruttamento minerario del Monte Tariné e se trova conferma l’orientamento negativo alla concessione già manifestato in precedenza dalla Giunta regionale.

Ho deciso di presentare l’interrogazione a seguito del rinnovato interesse sull’eventuale sfruttamento minerario del Monte Tariné circolato nei giorni scorsi, con un convegno e alcuni articoli apparsi sui mezzi di informazione locale. La concessione esistente è scaduta nel 2011 e non risulta sia stata presentata alcuna richiesta per il rinnovo.
Le mie preoccupazioni riguardano innanzitutto la salute degli abitanti della zona: oltre al titanio, la roccia del Monte Tariné contiene anche amianto blu che ha accertati effetti cancerogeni sull’uomo. Studi effettuati dall’Istituto Tumori di Genova hanno evidenziato che si determinerebbero dannose conseguenze derivanti dalla propagazione di non trascurabili quantitativi di particelle di amianto a causa sia dell’esplosione delle mine sia per effetto del trasporto del materiale.

Per quanto riguarda gli aspetti ambientali, i pericoli sono la distruzione e il dissesto del territorio, l’inquinamento dei corsi d’acqua esistenti, l’emissione nell’aria di polveri, la produzione di rumori, l’insostenibilità della circolazione di mezzi pesanti. Tutto ciò in netto contrasto con le aspirazioni e i programmi agro-silvo-pastorali e turistico-ricreativi della comunità dell’area di Piampaludo e degli amministratori locali.

Ricordiamo che l’area in questione si estende per 453 ettari nel territorio del Parco del Beigua, nel quale la legge regionale 12/95 vieta espressamente l’apertura e l’esercizio di miniere, cave e discariche.
Vi sono diverse fonti da cui captano gli acquedotti di Urbe e Sassello e proprio in quell’area passano due fiumi, l’Orba e l’Orbarina, da cui attingono numerosi Comuni dell’ovadese (Molare, Cassinelle, Serralunga, Capriata, Castelletto d’Orba, Silvano d’Orba, Predosa e Ovada).
Contro l’attivazione della miniera è recentemente intervenuto anche il sindaco, Daniele Buschiazzo.

Conoscere l’orientamento su questo argomento della Giunta regionale è importante dato che dall’inizio degli anni duemila la competenza sulle concessioni minerarie è passata alle Regioni. Sono fiducioso, visto che già in passato la Regione Liguria aveva espresso formale parere negativo sulla riattivazione di questa miniera.

Garantire il trasporto pubblico per i pendolari

treno sotto nevicata
La soppressione di numerosi treni durante il maltempo e le nevicate della settimana scorsa hanno provocato in Liguria disagi e proteste tra i pendolari su tutte le tratte. Per questo ho presentato un’interrogazione chiedendo l’intervento della Giunta nei confronti di Trenitalia e RFI.

I treni soppressi sono stati ben 35. Sulla linea Genova-Ovada-Acqui Terme sono state soppresse 12 corse su 26 e altri 23 treni nel savonese. Queste cancellazioni, insieme ai pesanti ritardi e disservizi, hanno provocato forti disagi ai pendolari. E questo nonostante in realtà le precipitazioni siano state di portata ridotta, tanto è vero che il traffico autostradale è stato assolutamente regolare e persino sulle strade provinciali di valico non ci sono state ripercussioni.

Il piano neve e gelo di Trenitalia prevede sia riduzioni di velocità, con conseguente allungamento dei tempi di viaggio, sia riduzioni dell’offerta sino alla cancellazione di alcune corse, e questo per assicurare il mantenimento della mobilità ferroviaria in condizioni di sicurezza.
La riduzione del servizio però, nel caso della settimana scorsa, non sembra aver riguardato il trasporto merci, e anzi proprio a causa di un guasto ad un treno merci si sono avute ulteriori ripercussioni sulla regolarità del traffico passeggeri.

Sarebbe opportuno che la Regione concordasse con Trenitalia e RFI un piano di misure preventive più idonee di quelle messe in campo in quest’occasione, in modo che l’esigenza di garantire le condizioni di sicurezza per i convogli che viaggiano sia però contemperata alla necessità di assicurare il servizio pubblico soprattutto ai pendolari, tenuto anche conto degli appelli che in tali occasioni vengono rivolti al fine di limitare il più possibile l’uso del mezzo privato.