Il Patto di Stabilità nei piccoli Comuni e la Tares

Tra le diverse norme che in questi ultimi anni hanno negativamente inciso sui piccoli Comuni, certamente l’estensione, a partire da quest’anno, del patto di stabilità interno per i Comuni compresi nella fascia demografica tra 1000 e 5000 abitanti è destinata ad avere un impatto pesantissimo, ai limiti della gestibilità finanziaria e tecnica allo stesso tempo.

Nel comparto delle istituzioni locali, è venuto paradossalmente a cadere l’unico vero elemento di differenziazione che finora aveva messo i piccoli Comuni al riparo da vincoli, i cui effetti sugli enti che ne sono già coinvolti è oggetto di denunce quotidiane che, a questo punto, non provengono più soltanto dal mondo delle autonomie ma sempre di più dalle categorie economiche e sociali.

Sono dell’altro ieri i dati allarmanti di Confartigianato Liguria sul crollo degli appalti pubblici, in particolare quelli dei Comuni, che registrano un meno 45% che si traduce in minore occupazione e nella scomparsa del 40% dei piccoli lavori, vale a dire la fascia di interventi in cui le piccole imprese del territorio sono maggiormente competitive. Quasi il 17% del PIL ligure dipende da queste commesse, il cui mercato di riferimento è costituito da microimprese che rappresentano il 97% del tessuto imprenditoriale ligure e occupano quasi il 70% della forza lavoro.

Ora, in una fase di recessione come quella che stiamo attraversando, gli effetti perversi di queste norme vengono estesi, in campo nazionale ad altri 5700 Comuni, in campo regionale ad altri 84 Comuni (ne rimangono fuori 99 su 235). Non credo ci sia da aggiungere altro circa le conseguenze disastrose che ne deriveranno su un’economia già così depressa.

L’altro capitolo doloroso a cui si lega il patto di stabilità riguarda il tema dei pagamenti della pubblica amministrazione. Per restare agli investimenti che rappresentano il cuore del problema, i dati più negativi vengono proprio dagli enti locali: i pagamenti in conto capitale dei Comuni sono crollati rispetto al 2008 del 36% (il 13,8% solo nell’ultimo anno) con la tendenza a peggiorare. E non si tratta solo dei privati, ma anche di tutta una serie di soggetti (aziende pubbliche, enti di formazione, cooperative sociali, ecc.) che vivono e operano grazie ai finanziamenti locali.

Senza contare le perverse dinamiche che si stabiliscono all’interno dello stesso settore delle istituzioni territoriali, dove i vincoli alla spesa producono effetti a cascata dalla Regione su Province e Comuni e dalle Province sui Comuni e addirittura all’interno dello stesso comparto.

Sono queste le ragioni che hanno indotto l’Anci a denunciare da subito e con forza l’irragionevolezza e l’insostenibilità dell’estensione del patto di stabilità ai piccoli Comuni: per ragioni finanziarie, tecniche e per la complessità del processo finalizzato alla gestione associata di tutte le funzioni che deve essere attuato entro il corrente anno. Lo abbiamo detto e ribadito in ogni sede e circostanza e, ancora la scorsa settimana, c’è stata una presa di posizione congiunta Comuni-Regioni per chiedere al Governo in carica l’adozione di un provvedimento d’urgenza che eviti il rischio di paralizzare l’attività dei Comuni.

Per l’Anci quello dell’esclusione del patto di stabilità per i piccoli Comuni è e resta un obiettivo irrinunciabile. Per questo verrà immediatamente posto all’attenzione del nuovo Governo non appena verrà insediato e avremo modo di misurare la coerenza dei comportamenti con le promesse di riforma che in campagna elettorale si sprecano.

Ma come Anci regionale, su impulso della Consulta piccoli Comuni, abbiamo ritenuto utile e opportuno dedicare una giornata di approfondimento al tema del patto di stabilità nei piccoli Comuni perché comunque, al momento, le norme esistono, vanno applicate e c’è la necessità di chiarire gli aspetti gestionali.

Infatti, come è stato detto, per i piccoli Comuni l’insostenibilità del patto di stabilità non è dovuta solo a ragioni di carattere finanziario, ma anche a problemi di gestibilità tecnica. I bilanci dei piccoli Comuni sono  di entità ridotta, denunciano una forte rigidità e dipendono quasi totalmente da fonti esterne per ciò che riguarda gli investimenti.

Gli stessi criteri di virtuosità sono del tutto discutibili in quanto si legano caso e non tengono conto del diverso grado di redditività dei territori (ad esempio tra entroterra e costa).

E sarà ancor peggio per chi, incorrendo nel sistema sanzionatorio, non potrà più sostenere spese per investimenti per il divieto di ricorrere all’indebitamento, con tutto ciò che significa in termini di azzeramento delle manutenzioni e delle opere pubbliche.

Non vanno poi dimenticate le difficoltà connesse con i ritardi nei pagamenti delle fatture dei lavori pubblici, e quindi l’aumento dei residui nei bilanci, l’impossibilità di utilizzare gli avanzi di amministrazione e via dicendo.

Inoltre ci sono le nuove incombenze burocratiche introdotte dal meccanismo del patto: monitoraggi, certificazioni, controlli, prospetti da allegare ai bilanci, programmazioni dei pagamenti in conto capitale, controlli della Corte dei Conti, ecc. Insomma, un appesantimento burocratico difficilmente sostenibile in contesti organizzativi non adeguati sotto il profilo delle risorse umane.

Tutto ciò va naturalmente reso compatibile con l’obbligo di gestire in forma associata, attraverso Convenzioni o Unioni di Comuni, nove delle dieci funzioni fondamentali stabilite dalla legge sulla spending review. Credo che abbiamo tutti ben presente il groviglio di norme che si sono accavallate, in modo confuso e disordinato, in questi ultimi due anni e che hanno più volte modificato il quadro delle regole. Si tratta certamente di una difficoltà in più e non da poco, dovendo conciliare i processi associativi con la rigidità delle regole del patto di stabilità definite su ogni singolo Comune.

Su scala regionale, come Anci ci siamo mossi in due direzioni.

Sul piano finanziario abbiamo affrontato con tempestività il problema del patto regionalizzato. Già in sede di CAL, nel dicembre scorso, abbiamo vincolato il parere dell’Anci sul bilancio di previsione della Regione Liguria per l’anno  2013, all’impegno da parte della Regione stessa ad assumere come priorità “il sostegno ai Comuni tra 1000 e 5000 abitanti per quanto riguarda il patto di stabilità regionalizzato”.

Riteniamo infatti di fondamentale importanza l’intervento della Regione, che può svolgere una funzione fondamentale nel garantire anche e, in primo luogo, ai Comuni in situazioni di maggiore criticità, la possibilità di rispettare gli obiettivi del patto, in analogia e continuità con quanto si è già positivamente sperimentato nel 2012.

Da questo punto di vista, si sta positivamente definendo l’accordo con la Regione affinché il patto regionalizzato dia priorità alla copertura degli obiettivi assegnati ai piccoli Comuni, stabilendo criteri e requisiti attraverso i quali regolare l’accesso agli interventi compensativi. A tal fine, da parte nostra è in corso un’attività di ricognizione presso i Comuni tra i 1000 e 5000 abitanti per accertare il fabbisogno complessivo.

In secondo luogo, l’Anci sta valutando la possibilità di costituire una task force per fornire assistenza e collaborazione agli uffici finanziari dei piccoli Comuni in questa difficile e complessa fase. Tenuto anche conto dei processi associativi e – non dimentichiamolo – del previsto nuovo sistema di contabilità pubblica a cui, a partire dal 2014, saranno assoggettati tutti i Comuni (quindi compresi quelli piccoli) che, se possibile, potranno avvalersi dell’esperienza effettuata in questi due ultimi esercizi dai quattro enti sperimentatori della Regione Liguria.

In ultimo non si può non far cenno alla riforma istituzionale rimasta a mezz’aria che il prossimo Parlamento dovrà seriamente affrontare, soprattutto in rapporto alle risorse che mancano all’appello sul fronte delle Regioni e degli Enti locali.

I Comuni sono costretti a muoversi in un quadro sempre più critico tra:

  • Tagli ai trasferimenti
  • Incertezze sull’IMU
  • Incognite sull’esito delle verifiche sui fabbisogni standard
  • Problemi di liquidità legati allo slittamento della prima rata Tares a luglio

Intervento Antonino Oliveri – Coordinatore Piccoli Comuni ANCI Liguria – “Il quadro regionale e l’azione dell’ANCI Liguria” – 22 febbraio 2013

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