Intervento pubblicato su “Il Secolo XIX” del 9 ottobre 2017 nella Rubrica “Punti di vista”

CITTA’ METROPOLITANA: UN ENTE INCOMPIUTO

Oggi la Città Metropolitana di Genova rinnova il Consiglio, a  poco meno di tre anni dalla sua istituzione (1/1/2015). Un periodo troppo breve per giudicare questa esperienza, ma più che sufficiente per giustificare alcune considerazioni e capire che futuro si prospetta. Giova ricordare che il nuovo ente non appena insediato, a causa dell’effetto combinato della legge Del Rio e delle norme di finanza pubblica, è entrato in un vortice di natura finanziaria e ordinamentale che non solo ha fatto rapidamente tramontare le ambizioni che le funzioni assegnate legittimavano, ma ne ha compromessa la stessa sopravvivenza.

Tagli devastanti ad un bilancio già in precario equilibrio, una profonda revisione dell’assetto organizzativo con il personale ridotto quasi della metà, una complessa gestione della mobilità, il crollo delle entrate fiscali legate alle due imposte automobilistiche (Imposta Provinciale di Trascrizioni e Imposta sulla Responsabilità Civile Auto) di cui lo Stato si è appropriato, la difficile eredità di una gestione commissariale già messa a dura prova da manovre insostenibili.

Grazie anche allo spirito costituente che ha caratterizzato questa prima fase, i dati più recenti attestano che le sole Città Metropolitane di Genova e Firenze sono al passo con gli adempimenti previsti dal nuovo sistema, con l’approvazione, nei tempi stabiliti, di statuto, regolamenti, piano strategico, rendiconto 2016 e preventivo 2017. Ma, cosa altrettanto importante, il nuovo ente è riuscito a rimettere in moto la macchina degli investimenti attraverso un’efficace azione di reperimento di risorse basata sulla partecipazione con successo a bandi nazionali (Bando periferie) ed europei (progetto Elena) nonché facendo ricorso a programmi di alienazioni immobiliari e alla attivazione di finanziamenti straordinari (Patto per Genova).

Prezioso ossigeno per le casse dell’ente che con il nuovo ciclo amministrativo potranno essere messe a frutto per dare risposta alle tante esigenze del territorio, in primis strade ed edifici scolastici. Esigenze che in questi anni sono state compresse, dovendo di necessità dare priorità al trasporto pubblico locale e alle emergenze, specialmente sul fronte dell’edilizia scolastica e della viabilità con i suoi mille chilometri di strade, per lo più montane, alle prese con cronici problemi di manutenzione.

Tutto bene quindi? Per niente! La situazione delle Città Metropolitane rimane, in generale, fortemente critica e se Genova, a fronte degli sforzi compiuti, si attesta tra le più virtuose non per questo può considerarsi fuori pericolo. Rimangono irrisolti tutti i fondamentali nodi della riforma, dalle modalità di finanziamento strutturale al sistema elettorale. Con bilanci precari e scarsa legittimazione politica, le Città’ Metropolitane non hanno prospettiva e rischiano di diventare la copia sbiadita delle vecchie Province. Già, perché quelle esistenti non si sa tuttora che fine faranno, nonostante l’esito del Referendum costituzionale. Si ripropone, in altre parole, il problema dell’identità della nuova istituzione metropolitana alla quale è stato sì assegnato un ruolo strategico per lo sviluppo e la gestione integrata del territorio, ma purtroppo solo sulla carta.

Tutti questi aspetti fanno sì che i cittadini faticano a percepirne non solo la funzione, ma la stessa utilità, mentre i Comuni, che ne sono parte costituente attraverso l’Assemblea dei Sindaci e l’elezione indiretta del Consiglio Metropolitano, hanno difficoltà a riconoscersi in essa, anche a causa del peso preponderante del Comune capoluogo.

Trasporto Pubblico Locale: intervento in Consiglio Metropolitano del 27 settembre 2017

Consiglio Metropolitano del 27 settembre 2017

Proposta n. 2250/2017
Oggetto: Linee di indirizzo per l’ottenimento del contratto di servizio del trasporto pubblico locale sul bacino metropolitano genovese secondo il modello dell’in house providing in capo ad unico gestore pubblico

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Intervento del Consigliere Antonino Oliveri.

Devo confessare che quando mi sono trovato davanti questa proposta di deliberazione l’ho letta diverse volte perchè non mi capacitavo di come in un atto amministrativo di tale importanza le motivazioni potessero essere cosi poco considerate, aspetto che invece nell’attuale contesto avrebbe dovuto essere attentamente valutato, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista politico.
Il fatto poi che si tratta di una delibera fotocopia di quella approvata dal Consiglio Comunale di Genova getta un’ombra sulla reale autonomia di questo ente che deve rappresentare gli interessi di tutti i Comuni del territorio metropolitano. E questo non è un bel segnale per il nuovo ciclo amministrativo che sta per aprirsi.
Ci troviamo di fronte ad una decisione – quella riferita alla scelta dell’in house per l’affidamento del servizio di tpl nel bacino metropolitano – che sovverte radicalmente tutta l’attività amministrativa e di indirizzo prodotta dalla Citta Metropolitana da più di un anno a questa parte in ottemperanza alla normativa nazionale e regionale, fino alla recentissima conclusione della gara per l’affidamento dell’incarico all’advisor per la predisposizione del bando di gara, senza che di tutto cio’ la delibera proposta faccia minimamente cenno, se non altro per decretarne il superamento.
Si opera un’evidente forzatura rispetto alla normativa regionale di settore che affida alla Città Metropolitana, quale ente d’ambito, il compito di affidare il servizio secondo un’attenta analisi della sostenibilita economico finanziaria del servizio di trasporto pubblico locale in tutto il territorio metropolitano.
Si sorvola sul Programma dei servizi di trasporto pubblico regionale e locale approvato nel giugno scorso dalla Regione Liguria, nonchè sulle Linee per
le procedure di affidamento dei servizi di tpl emanate dalla stessa Regione e fatte proprie dalla Città Metropolitana, che danno chiare indicazioni a favore della procedura competitiva.
Non si tiene minimamente conto che la scelta dell’in house impone rigorose motivazioni di carattere tecnico ed economico, tali da dimostrare che i benefici per la collettività sono comunque superiori a quelli che si potrebbero ottenere con il ricorso al mercato (disposizioni del Codice degli appalti in materia di affidamenti in house).
Ancor peggio, si omette di richiamare il Decreto legge n.50 del 24 aprile 2017, normativa di decisiva importanza per orientarsi nella materia degli affidamenti, laddove introduce un sistema di incentivi e disincentivi finanziari al fine di favorire gli affidamenti tramite gara, stabilendo la riduzione del Fondo trasporti alle Regioni dove i servizi di trasporto pubblico locale non risultino affidati con procedure ad evidenza pubblica.
Più precisamente, la norma prevede un taglio del 15% del valore dei corrispettivi dei contratti di servizio non affidati con gara.
I conti sono presto fatti: tenuto conto degli attuali valori relativi ai contratti di servizio in essere, alle risorse destinate al tpl verrebbero a mancare circa 15 milioni.
Sotto questo profilo,è fin troppo facile prevedere l’effetto devastante dell’affidamento in house, alla luce della già precaria situazione finanziaria in cui versa il sistema del tpl, con la Regione che già sconta un taglio di 6 milioni di euro dal Fondo nazionale e con i Comuni alle prese con bilanci sempre più risicati per potersi sobbarcare ulteriori oneri.
Senza contare le incertezze sul destino di ATP srl per la difficoltà ad assegnare direttamente il servizio di trasporto extraurbano da parte della newco derivante dalla prevista fusione tra ATP SpA e AMT (supposta affidataria in house) trattandosi di una societa’ a maggioranza pubblica ma con una rilevante partecipazione privata.
A questo proposito è molto istruttivo il carteggio relativo al ricorso ANAC in relazione alla vicenda Autoguidovie.
Non ne faccio, sia chiaro, una questione ideologica, a favore di una o dell’altra forma di affidamento. Mi interessa il merito. L’in house è una modalità di affidamento che la legge prevede. Il punto è che il generale contesto normativo – europeo, nazionale e regionale – converge inequivocabilmente su un orientamento disincentivante di questo modello (sulle cui motivazioni sarebbe interessante discutere ma qui non è la sede), orientamento che è possibile superare solo sulla base di motivazioni tecnico-economiche molto solide.
E’ esattamente quello che manca in questa delibera, che di punto in bianco traccia una radicale inversione di rotta rispetto a quanto deciso e fatto finora dalla Città Metropolitana in piena collaborazione con la Regione, senza portare alcun dato analitico che ne giustifichi la convenienza e l’interesse pubblico.
Senza porsi, ad esempio, la questione cruciale di come si intende far fronte all’ urgente necessità di sostenere ingenti investimenti per rinnovare un parco mezzi, tanto sul fronte AMT che ATP, che da tempo denuncia pesanti condizioni di vetustà.
Fattore questo che incide in modo decisivo sulla possibilita di conseguire quegli obiettivi di efficienza ed efficacia che la norma pone alla base della scelta del modello di affidamento del servizio.
Con quali risorse? Messe a disposizione da chi?
Inoltre, chi provvede a coprire la falla della decurtazione del Fondo regionale trasporti? Il Comune di Genova?
Ancora, come si concilia la scelta dell’in house con l’obiettivo del Comune di Genova di ridurre i costi di servizio ?
Come si garantiscono i lavoratori di ATP Srl?
Che fine fanno i due milioni di ricapitalizzazione di ATP?
Alcune di queste domande sono le stesse che pongono i sindacati, giustamente preoccupati delle incognite che si aprono e che rischiano di essere destabilizzanti rispetto ad un sistema già di per sè molto debole.
Naturalmente non mi nascondo che anche la procedura competitiva ha i suoi problemi e comporta dei rischi e, in ogni caso, non è per niente un percorso semplice. Ma si possono prendere le opportune contromisure costruendo dei bandi rigorosi a tutela degli interessi della collettività e dei diritti dei lavoratori.
In particolare, su quest’ultimo punto, i sindacati da tempo chiedono un tavolo di confronto; se c’è la volontà politica ora siamo nella fase giusta per attivarlo.
Questo mi sembra il metodo corretto.
Mi auguro sinceramente che ci sia un ripensamento da parte del Sindaco.
Diversamente, la mia contrarietà sarà netta nei confronti di una proposta che considero avventata, priva di motivazioni, di dubbia legittimità e fortemente rischiosa sul piano della tenuta finanziaria del sistema del TPL in ambito metropolitano.
Genova, 27 settembre 2017

Relazione di Fine Mandato del Sindaco Metropolitano Marco Doria

La” legge Delrio” ha segnato una svolta fondamentale per il governo del territorio di area vasta poiché disegna i confini e le competenze dell’amministrazione locale dando finalmente attuazione alle città metropolitane.

La nuova legge ha affidato ai Sindaci e agli Amministratori dei Comuni del territorio il compito di modellare il nuovo sistema, sulla base delle esigenze e delle prospettive di sviluppo di ogni realtà metropolitana, conseguendo una nuova capacità di coordinamento dell’azione complessiva di governo del territorio metropolitano.

Ed è la capacità di costruire una vera governance unitaria ed efficace a consentire alla nuova amministrazione di governare per trovare soluzioni condivise alle questioni metropolitane e ad assolvere il difficile compito di migliorare i servizi, ammodernare la pubblica amministrazione e rinnovare il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Con questa relazione l’ex Sindaco Metropolitano Marco Doria vuole comunicare in modo diretto ed essenziale l’attività svolta e le risorse impiegate durante il suo mandato a capo della Città metropolitana di Genova.

relazione fine mandato

VIVERE NELL’ENTROTERRA: Nuove sfide e opportunità per le vallate genovesi

Rossiglione 24 settembre 2016 – Expo’ Valle Stura 2016
Antonino Oliveri: Il progetto di riqualificazione delle periferie della Città Metropolitana di Genova come occasione di rilancio dell’entroterra Genovese
expo2016
Le riflessioni sul tema dell’entroterra si caratterizzano spesso per una ricorrente contraddizione: da una parte si tende generalmente a sottolinearne l’importanza strategica sotto il profilo della difesa del territorio, dei valori ambientali e paesaggistici, del patrimonio forestale, del presidio agricolo, delle produzioni locali, mentre dall’altra stentano a farsi largo politiche vere ed efficaci a favore dell’entroterra che consentano davvero di contenere i fenomeni di abbandono e di spopolamento. Purtroppo le aree interne sono penalizzate dai piccoli numeri. Potremmo fare molti esempi, dal tema dei servizi a quello dell’economia. Ma basta l’esempio della zootecnia, in particolare quella delle valli genovesi – e segnatamente quella valligiana – che fatica a stare sul mercato pur avendo valori qualitativi indiscutibili.

Parto da queste considerazioni per dire che l’occasione di questo incontro, che avviene in un momento tra i più significativi della vita economica della vallata (l’Expo della Valle Stura), in qualche modo indica una possibile correzione di rotta, mettendo al centro una serie di iniziative che vedono il coinvolgimento attivo dei Comuni di questo territorio e che si pongono l’obiettivo di cogliere importanti opportunità di finanziamento e di sviluppo. Opportunità che esigono non solo capacità progettuale, ma anche una modalità di lavoro che deve tendere a mettere a fattor comune idee, progetti e ambizioni. Questo vale in particolare per il progetto “Aree interne” e per il Progetto di riqualificazione delle periferie della Città Metropolitana, sul quale sono stato chiamato a portare il mio contributo.
Il progetto di riqualificazione delle periferie prende le mosse da un provvedimento governativo – il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° giugno scorso – con il quale è stato approvato il bando per la presentazione dei progetti per la riqualificazione e la sicurezza delle periferie che porta una dotazione di 500 milioni di euro così articolati: fino ad un massimo di 40 milioni destinati al territorio di ciascuna Città Metropolitana e fino ad un massimo di 18 milioni per I Comuni capoluogo di provincia.

Tenuto conto dei tempi strettissimi per la presentazione dei progetti (al 31 agosto 2016 era fissata la scadenza) la Città Metropolitana ha immediatamente promosso una generale ricognizione all’interno dell’Ente e presso i Comuni, al fine di raccogliere proposte progettuali con un avanzato stato di definizione (almeno il progetto preliminare) e in linea con le tipologie d’intervento previste dal bando.

Tre le scelte di fondo: gli ambiti territoriali, i filoni tematici nella cornice dei criteri del bando e l’integrazione con la progettualità interna riferita alle funzioni fondamentali della CM (strade e scuole). E’ stata individuata quale area da sviluppare in connessione con la periferia genovese l’immediato entroterra alle spalle del capoluogo. Più precisamente i fondovalle urbani lungo l’asse dei torrenti Polcevera, Scrivia e Stura, che hanno nella rete della viabilità metropolitana una sorta di filo rosso di collegamento.

Ciò a tutto vantaggio dell’ organicità del progetto, cercando di tenere una linea di coerenza con le finalità del bando.

Non v’è dubbio infatti che queste tre aree sono quelle dove più forti e consolidate sono le relazioni con il capoluogo. Nel caso delle Valli Stura Orba e Leira lo dimostrano ampiamente i dati sul pendolarismo scolastico e lavorativo, la fruizione dei servizi (in primis quelli sanitari), la mobilità. Per converso, esistono dinamiche di attrazione dalla periferia genovese verso l’entroterra motivate, ad esempio, da una residenzialità più conveniente sul piano economico.

Da questo punto di vista, il concetto di periferie, così come viene considerato dal bando, fa riferimento a situazioni che trovano riscontri anche in queste realtà: marginalità economica e sociale, degrado edilizio, carenza di servizi.

I progetti presentati dai Comuni di queste vallate hanno avuto un esito molto positivo in termini di ammissibilità e quindi di inserimento nel Progetto complessivo della Città Metropolitana, superando i criteri selettivi stabiliti dalla Città Metropolitana per ricondurre l’importo complessivo degli interventi entro la misura massimo prevista dal bando.
Tanto per dare un’idea, sono pervenute alla Città Metropolitana schede progettuali per complessivi 106 milioni di euro.

Sintetizzo brevemente i contenuti essenziali delle proposte progettuali che riguardano i Comuni di Mele, Masone, Campo Ligure, Rossiglione e Tiglieto:
– Per quanto riguarda il Comune di Mele si tratta del completamento e della riqualificazione del centro storico, con la pavimentazione dell’ultimo tratto della viabilità interna. L’intervento si inserisce in una strategia di regolamentazione degli accessi e della sosta, anche in funzione della pedonalizzazione di parte dell’area centrale dell’abitato, con effetti positivi in termini di vivibilità e di sviluppo sostenibile;

– Il Comune di Masone ha presentato un progetto di adeguamento sismico della Scuola Media, per ovviare alle criticità strutturali dell’edificio. Questo intervento, al di là dei benefici attesi, ha il vantaggio di rispondere all’idea base del Progetto della Città Metropolitana che individua proprio nella riqualificazione delle scuole uno dei fondamentali obiettivi per innescare un processo ampio di riqualificazione edilizia, urbanistica e di aggregazione sociale;

– A Campo Ligure, che ha aderito al progetto “Mayors in action” di cui è capofila la Città Metropolitana, sono previsti interventi per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza del Palazzetto dello Sport, che potrà assumere il ruolo di fulcro di attività sportive, culturali e di aggregazione giovanile per un bacino di utenza esteso fino al ponente genovese e al basso Piemonte, a dimostrazione di come il nostro ambito periferico possa essere una risorsa per servizi pubblici di valenza sovracomunale;

– Il Comune di Rossiglione ha presentato un progetto di riqualificazione del tessuto urbano del Borgo Inferiore che si articola in una serie di interventi: la riqualificazione edilizia di una palazzina con la realizzazione all’interno dell’asilo nido e di spazi di aggregazione; la realizzazione di un campo sportivo polivalente; interventi di pavimentazione; copertura della passerella di collegamento con l’area dell’Expo. Le ricadute di questi investimenti sono di carattere prevalentemente sociale in termini di incremento dei servizi ai residenti, di potenzialità economiche, di miglioramento della qualità della vita e della qualità del decoro urbano.

Anche questi interventi si inseriscono organicamente nel progetto della Città Metropolitana che privilegia la logica dell’integrazione che punta a coniugare recupero di immobili degradati, sistemazione di spazi esterni, incremento dei servizi e innovazione tecnologica.

– Chiude la rassegna Tiglieto con un progetto che riguarda la riqualificazione della piazza principale del paese che costituisce il polo centrale dell’intero territorio comunale e dove si concentrano i principali servizi di carattere pubblico e le principali manifestazioni di tipo sociale. Si tratta in sostanza del completamento di un intervento già avviato per la realizzazione di lavori volti al superamento delle barriere architettoniche, di messa in sicurezza della viabilità, di regolamentazione dei parcheggi, del rifacimento della pubblica illuminazione e di sistemazione di uno spazio di verde pubblico.

In tutti i progetti presentati ci sono elementi di innovazione e tutti forniscono chiare indicazioni circa le positive ricadute sul territorio e sul suo tessuto economico. L’entità complessivo dei finanziamento dei Comuni Valligiani inseriti nel progetto complessivo della Città Metropolitana è di circa 2,5 milioni su un budget complessivo di 40 milioni:

Mele 204.175,31
Masone 220.000,00
Campo Ligure 927.130,12
Rossiglione 935.637,66
Tiglieto 199.800,00

Dentro questo importo complessivo sono ricompresi anche gli interventi di stretta competenza della Città Metropolitana: 16 milioni sono destinati alla riqualificazione e messa in sicurezza degli istituti di scuola media superiore e circa 15 milioni sono destinati alle strade di competenza dell’ente.

Per quanto riguarda la viabilità, si tratta di interventi di miglioramento della mobilità pubblica e privata e dei collegamento con le vallate che prevedono sistemazioni e consolidamento di carreggiate, nuove protezioni laterali, asfaltature, ecc.

In questo settore le ricadute sulle nostre vallate riguardano la SP 456 del Turchino, con un insieme di opere che hanno un costo complessivo di circa 1 milione e mezzo di euro.

Credo, quindi, che, nel complesso, questa parte dell’entroterra abbia avuto un significativo riconoscimento, al pari peraltro delle altre vallate del genovesato che rientrano negli ambiti funzionali del Progetto: la Val Polcevera e la Valle Scrivia.

E’ il segno di una giusta considerazione di questi territori, ma anche il riconoscimento della capacità progettuale dei nostri Comuni e della loro propensione a fare squadra.

Quella dell’Unione dei Comuni, che proprio in queste valli ha visto concretizzarsi la prima esperienza ligure, richiede indubbiamente un impegno molto complesso: ce ne accorgiamo ogni giorno. Ma non vi è dubbio che aver a suo tempo accettato la più complicata delle sfide poste all’associazionismo comunale, consente oggi di cogliere i frutti di quella scelta, attraverso una più spiccata predisposizione ad avvalersi delle opportunità di sviluppo e crescita che via via si presentano.
Per la Città Metropolitana il bando sulle periferie costituisce forse la prima occasione per dare nuovo impulso al ruolo di un ente che la legge Del Rio ha identificato in funzione della governance e dello sviluppo dei territori di area vasta, ma che le leggi finanziarie che ne hanno accompagnato il varo hanno clamorosamente negato con tagli insostenibili al bilancio dell’ente.

Ora la palla è in mano al Nucleo di valutazione istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’esame dei progetti pervenuti. Si prevede che l’struttoria si chiuda entro la fine dell’anno. In base all’esito si aprirà una nuova fase per decidere i criteri di assegnazione dei finanziamenti che verranno concessi e che sicuramente saranno inferiori alle richieste, tenuto conto che il costo complessivo dei progetti presentati (118) è di gran lunga superiore alle disponibilità del bando.

Resta il fatto che la considerevole dimensione degli investimenti inseriti nel Progetto della Città Metropolitana ci dà la possibilità di favorire un processo di rivitalizzazione economica, sociale e culturale con positive ricadute non solo sulla popolazione residente, ma anche sul mondo delle imprese e delle attività produttive. Con un effetto volano che risulterà tanto più efficace quanto più sarà alto il livello di coordinamento e integrazione tra i diversi strumenti messi in campo.

Servizi per il lavoro a rischio

La Regione sostiene di non trovare le risorse per prorogare gli appalti dei servizi con 78 milioni di residui del Fondo Sociale Europeo 2007-2013 come ha rilevato la Corte dei Conti nel giudizio di parifica del bilancio regionale.

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Interpellanza su collocamento disabili, centri per l’impiego e servizi di supporto

Genova, 17 luglio 2015

Al Signor

SINDACO della

Città Metropolitana di Genova

Oggetto: Interpellanza su collocamento disabili, centri per l’impiego e servizi di supporto

I SOTTOSCRITTI CONSIGLIERI METROPOLITANI

PREMESSO che dal 2004 sono attivi servizi per l’inserimento lavorativo dei disabili ai sensi della legge 68/99, che hanno come destinatari circa 2000 persone e centinaia di aziende del territorio provinciale;

CONSIDERATO che detti servizi hanno finora consentito di trovare occupazione a circa 500 persone all’anno, pur in un contesto di profonda crisi economica, facendo registrare un altissimo tasso di regolarizzazione delle aziende con obbligo di assunzione;

TENUTO CONTO che si tratta di servizi che, al pari di quelli relativi al collocamento ordinario, rientrano tuttora nelle funzioni della Città Metropolitana, in attesa che la normativa statale definisca il nuovo quadro delle competenze in materia di servizi e politiche attive del lavoro;

ATTESO che i servizi per l’accompagnamento al lavoro dei disabili sono erogati dall’Ufficio Inclusione e dai Centri per l’impiego con il supporto e la collaborazione di alcune Associazioni Temporanee di Impresa assegnatarie di appalti;

PRESO ATTO che gli appalti relativi ai servizi di supporto alle attività connesse sia al collocamento ordinario sia al collocamento disabili, scaduti il 28 febbraio u.s., sono stati oggetto di successive proroghe la cui ultima scadenza è fissata al 31 agosto p.v. e che è in corso la predisposizione della procedura di gara d’appalto per la copertura dei servizi mediante l’utilizzo dei fondi della programmazione FSE 2014/2020, messi a bando ed assegnati dalla Regione Liguria con deliberazione del 25 maggio 2015;

POSTO che le complesse procedure di gara non consentiranno presumibilmente di assegnare le attività finanziate entro la scadenza dell’ultima proroga approvata e che, in assenza di un provvedimento urgente di proroga dei suddetti appalti, dal primo settembre alcune migliaia di persone disabili in carico ai servizi rimarranno dall’oggi al domani privi di una qualsivoglia forma di collaborazione e di aiuto nella ricerca di un’occupazione e verranno interrotti tutti i progetti di inserimento lavorativo avviati con le aziende, e che analogamente si verificheranno disagi anche nei confronti dell’utenza che usufruisce dei servizi forniti dai Centri per l’Impiego con il supporto dei soggetti appaltatori;

RICHIAMATI E FATTI PROPRI gli appelli e le preoccupazione dei lavoratori e delle forze sindacali riguardo al destino dei servizi sopra richiamati sia per le ripercussioni sugli utenti sia in termini di ricadute occupazionali, anche relativamente ai rischi connessi alla mancata definizione delle coperture dei costi di funzionamento dei servizi per l’impiego, di cui la Città Metropolitana si è fatta responsabilmente carico con il bilancio di previsione 2015 a fronte del fatto che a tali oneri devono provvedere Stato e Regioni;

INTERPELLANO IL SINDACO METROPOLITANO

Per conoscere:

  • quali iniziative sono state assunte nei confronti della Regione per garantire la continuità dei servizi per l’impiego come descritti in premessa, salvaguardando al contempo il posto di lavoro dei dipendenti della Città Metropolitana assegnati ai servizi per l’impiego e politiche attive del lavoro e dei soggetti terzi assegnatari degli appalti;
  • tempi ed esiti dell’attività di rendicontazione dei progetti finanziati con le risorse del Programma Operativo del Fondo Sociale Europeo per gli anni 2007-2013, con particolare riferimento ai progetti connessi alle politiche del lavoro di diretta competenza regionale, al fine di poter valutare la possibilità di prorogare ulteriormente gli appalti in essere attraverso l’utilizzo di risorse residuate dalla passata programmazione;
  • lo stato dell’arte per quanto riguarda la predisposizione dell’appalto dei servizi finanziati dalle    risorse finanziate dal Programma Operativo del Fondo Sociale Europeo per gli anni 2014-2020;
  • quali iniziative si intendono assumere per sollecitare la rapida definizione degli accordi tra Ministero del Lavoro e Regione Liguria al fine di garantire la copertura finanziaria dei servizi per l’impiego e politiche attive del lavoro, come previsto dall’art.15 del decreto legge 19 giugno 2015, n.78.

Arnaldo BUSCAGLIA

Antonino OLIVERI

Cristina LODI

La Liguria siamo tutti noi

Siamo giunti all’epilogo di questa campagna elettorale, forse una delle più impegnative degli ultimi anni sia per la frammentazione dell’offerta politica sia per i toni spesso aggressivi con cui è stata condotta da alcuni.

Penso che fare politica non significa essere a favore o contro qualcuno ma avere una strategia per migliorare la qualità della vita delle persone e, in questa particolare fase della storia del nostro Paese, formulare proposte che favoriscano il superamento della crisi economica e di valori che stiamo attraversando.

I candidati al governo della Liguria a questo dovrebbero tendere perché la Liguria non è i gazebo, le cene, i manifesti elettorali, i sondaggi, la pubblicità sui media e i sondaggi durante le competizioni elettorali, la Liguria siete voi, tutti i cittadini della regione: sta a voi e solo a voi decidere la politica che volete, che più riflette la vostra visione e le vostre aspettative.

Perciò è importante anche conservare la memoria di ciò che la politica vi ha dato, non solo di quanto vi ha tolto o non avete avuto, del lavoro quotidiano e difficile di tanti onesti amministratori pubblici, senza farvi condizionare dallo scandalo dell’ultimo giorno o da illazioni provocatorie che spesso, dopo la scadenza elettorale, si rivelano infondate.

La Liguria siamo tutti noi. Siate partecipi e appassionati come abbiamo cercato di essere noi che ci siamo impegnati in questa campagna elettorale. Insieme possiamo continuare un percorso che, anche attraverso gli errori commessi, potrà portarci a migliorare i risultati.

Un proverbio cinese dice che bisogna guardare sempre avanti verso il sole perché chi guarda indietro non vedrà che la propria ombra.

La Liguria siamo tutti noi e noi siamo con la Liguria che non vuole restare nell’ombra.

In ultimo vorrei ringraziare tutti coloro – e sono tanti – che mi hanno affiancato, impegnandosi con grande entusiasmo, in questa campagna elettorale.

Grazie davvero al comitato art.54 della Costituzione che mi ha accompagnato, sostenuto e incoraggiato fin dal primo momento. Ai circoli del PD che hanno dato la spinta determinante alla mia ricandidatura, in particolare a quelli delle mie vallate e di quelle che mi hanno adottato, per l’affetto e l’aiuto concreto. Ai circoli del PD che mi hanno invitato ai confronti tra candidati, ai quali non mi sono mai sottratto. A coloro che hanno rivolto appelli per invitare a darmi la preferenza. Alle associazioni, ai circoli genovesi e ai nuovi amici che mi hanno ospitato dimostrando generosità e calore.

Grazie infine alle tante persone incontrate in queste settimane che, pur in tempo di grande discredito per la politica, mi hanno fatto capire che c’è ancora chi è disposto ad ascoltare e a concedere la propria fiducia a chi non cede al linguaggio delle facili promesse e si presenta con le proprie convinzioni, il proprio percorso politico, la serietà e la concretezza di un impegno che trova riscontro nelle testimonianze di stima di tante persone.

Un grazie di cuore a tutti